Versi selvatici
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Lo scricciolo, il cuculo, la cetonia di Corrado Govoni, la sfinge testa di morto di Guido Gozzano, il gallo cedrone, la coturnice, il merlo acquaiolo di Eugenio Montale – le cui cognizioni zoologiche lasciano però assai a desiderare; e ancora: la pernice bianca e la volpe di Giorgio Orelli; la lontra e la vanessa di Federico Hindermann – che hanno invece ottime competenze. Di questo e molto altro ci parla questo volume di Stefano Barelli, che dedica le sue attenzioni agli animali selvatici nella produzione di alcuni tra i maggiori poeti italiani moderni. Un libro che considera la fauna letteraria non nella prospettiva antropocentrica generalmente adottata da critici e commentatori (che prendono spesso cantonate sorprendenti), bensì a partire dalle sue specificità zoologiche. Il bestiario dei poeti trova così la sua corretta collocazione naturalistica e rivela a volte inediti significati profondi.
| Formato | 15 x 22 cm |
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| Pagine | 120 |
