Joséphine, Suor Célestine, Annik, donne conosciute e donne senza nome, sono forse loro le vere protagoniste del romanzo di Fabio De-Carli, Vento, anche se il personaggio principale è il giovane Antoine Kiwuse.

Antoine è un ragazzino ruandese che vede scomparire, nell’arco di una notte, il suo intero mondo, vittima dell’odio etnico che ha stravolto l’intero paese. Unico sopravvissuto al massacro, si incammina in compagnia di Vento, un cane, in cerca di aiuto. Inizia così un viaggio della speranza che lo porterà fino al mare e alla riconciliazione con il suo passato, che ha le sembianze di Ildéphonse, un vecchio maestro appartenente all’etnia nemica di Antoine, accecato e scacciato dalla sua stessa gente per non aver voluto giustificare l’orrore a cui ha assistito.

Senza donne, però, la storia di Antoine non avrebbe potuto essere raccontata, perché sono state loro, in una sorta di via crucis, a prendersi cura del bambino e del cane che lo accompagnava, a guarire le ferite che gli avevano devastato il corpo e l’anima, a mostrargli la strada da seguire e a dargli la forza per farlo.

“Noi donne diamo la vita”, queste le parole dette alla figlia dalla prima donna che ha soccorso Antoine, parole che hanno valore non solo in Ruanda ma nel mondo intero, dove sono molti gli Antoine che ancora devono trovare chi gli dia la forza di percorrere la loro strada.

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