Nel libro dedicato ai miti svizzeri pubblicato lo scorso anno Thomas Maissen ne elenca 15, da Guglielmo Tell al ridotto nazionale. Non parla però di un personaggio che ha contribuito quanto se non più di San Nicolao della Flüe alla costruzione della Svizzera, quella moderna perlomeno.

Nato nel 1819, erede di una grande famiglia zurighese caduta in rovina ma risollevata dal padre, Alfred Escher è l’uomo del momento. Brillante negli studi, entra giovane in politica e nel mondo degli affari. Credito Svizzero, Swiss Life e Swiss Re, Politecnico Federale di Zurico, Ferrovia del Nord-Est, traforo del Gottardo, sono solo alcune delle realtà che non avrebbero visto la luce senza la tenacia e la lungimiranza di Alfred Escher. Ma, come diceva qualcuno, da un grande potere deriva una grande responsabilità, e in questo caso anche molti nemici. Tanti furono infatti gli oppositori che cercarono di fermarne l’ascesa. Ebbe contro anche la sua stessa salute, che lo mise costantemente in difficoltà.

Il fato stesso gli fu avverso, costringendolo a sopportare forse il peggior dramma che possa colpire un uomo: il suicidio dell’amata figlia Lydia. Ma questa è un’altra storia, e l’ha raccontata qualcun altro.

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