Il mio mestiere, l'avvocato

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Franco Gianoni
Anno
2008
ISBN
978-88-8281-217-1
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Prefazione Prof. Avv. Francesco Cossiga,
Presidente emerito della Repubblica italiana

Formato 15.5x22.5, 372 pp.

SECONDA  EDIZIONE



Così, sono avvocato e sono trascorsi cinquantatre anni da quando, vestito di nero con la mano destra alzata, unico postulante davanti ai nove giudici che componevano l'intero Tribunale d'appello, con un pò di orgoglio e tanta emozione, ho letto la bella formula del giuramento dell'avvocato.
In quel tempo, in Ticino, un avvocato era «qualcuno», come si usava dire. Probabilmente perché ve ne erano pochi e ogni nuovo arrivato era salutato dalla stampa e festeggiato non solo dai famigliari, ma anche da amici e conoscenti, dal Pretore e da qualche collega anziano che non temeva più la concorrenza. E' stato così anche per me.

Che cosa rimane oggi del prestigio professionale di allora? Poca cosa. Persino la formula del giuramento è stata sfrondata. Certo, i fatti si sono succeduti in modo vertiginoso e con essi le idee e i costumi si sono evoluti; ma anche noi avvocati, con la nostra superficialità, il nostro arrivismo, i nostri abusi, i nostri vizi capitali insomma, perché siamo uomini né più né meno degli altri, abbiamo contribuito al suo discredito agli occhi di molti.
Eppure, nonostante questo e l'ironia immortalata nei disegni di Daumier, la nostra professione rimane fra tutte una delle più belle e delle più nobili. Chi, infatti, meglio dell'avvocato, può portare concretamente conforto allo sconforto e protezione agli interessi quando la meritano, infondendo al tempo stesso il coraggio di continuare nonostante tutto? E chi, se non l'avvocato, è in grado di assolvere la funzione, che da sola ne giustifica l'esistenza, di difendere l'individuo contro le manifestazioni perverse della società generate dall'arroganza del potere?

Ma il colpevole? Come è possibile difendere senza discernimento, sia il bene sia il male, è il rimprovero mosso all'avvocato in tutti i tempi e a tutte le latitudini. Certo, il colpevole! Però l'avvocato non dimentica mai la vittima, perché non è insensibile, non solo di fronte ad atti efferati che rivoltano la coscienza collettiva, ma anche di fronte a quelli meno gravi, anche nell'ambito civile, generalmente ignorati dall'opinione pubblica, che turbano l'armonia sociale. Tuttavia, difendendo il colpevole, l'avvocato non dimentica neppure che si tratta di un essere umano, il quale, per quanto grave sia la colpa, non merita soltanto la fredda applicazione della legge attraverso gli automatismi dell'amministrazione: compito dell'avvocato nei casi abominevoli, non è quello di giustificare, bensì di cercare di capire, di spiegare come mai è successo, quali pulsioni hanno spinto a tanto e perché. Aggiungasi che la sua presenza legittima la pena, in quanto corregge l'immenso squilibrio di potere esistente tra cittadino e Stato.